LIBRI La tigre sul sofa

L??ardito esercizio della poesia di Rosemary Jadicicco

    di Luciana Ranieri

L’ardito esercizio della poesia è espletato magistralmente da Rosemary Jadicicco nella raccolta “La tigre sul sofà” (Manni). La Jadicicco, napoletana, insegnante di italiano e storia, giornalista e appassionata di filosofia, archivistica e pittura, ha avuto notevoli riconoscimenti per la poesia. Nel 2010 si è classificata al primo posto al Concorso di poesia internazionale Emily Dickinson per l’inedito. Sempre con Manni ha pubblicato “Frammenti di Vetro” e “Interviste dal passato”.
I cinquantacinque componimenti de “La tigre sul sofà” raccontano la poesia come esperienza contemplativa, come riflessione dinamica sugli eventi emozionali che coinvolgono la vita intera. La poesia della Jadicicco si incontra con la descrizione dell’essere materiale o immateriale, talvolta mistico. L’anima stessa è per l’autrice napoletanta una tigre sul sofà, pronta ad afferrare la sua preda, così la sua poesia risulta pronta e agile nell’afferrare ogni singolo slancio vitale. Nella nota introduttiva dell’editore è evidenziato che non c’è il punto alla fine dei componimenti della poetessa. L’autrice infatti non vuole rinchiudere le parole in un recinto, preferisce piuttosto che fuoriescano dalla singola poesia e pervadano il resto della raccolta dialogando con le parole delle altre poesie, stabilendo così un reticolato di rimandi interni che conferisce organicità e compattezza alla silloge. Ed è proprio questo che si evince leggendo i versi poetici, sembra infatti che ci sia un unico percorso per il lettore, un unico viaggio da compiere, che parte dai “passi lievi” del primo componimento e rimanda ora ad un “candido cigno”, ora ad una “gazzella leggera”. Non mancano nella raccolta richiami più specifici a luoghi del cuore, come “Positano”  con “l’acqua di verde smeraldo e la magica ripa scoscesa” e “Capri” con “l’erbosa notte che bacia le ciglia lucenti del mare smeraldo dei sogni”. Particolarmente significativa è poi la poesia dedicata  “A sua Santità Papa Giovanni Paolo II” che sembra quasi un’invocazione, un inno di fede, una preghiera di speranza. Ricorrenti sono anche i rinvii alla natura, ne “Il ginepro” sotto cui si discoprono i “semi fluorescenti di abbagliante verità sempiterna”, negli “aceri in fiore”, nelle “margheritine”, nel “verde trifoglio”. Poi ne “Il mirto” si legge il dichiarato omaggio a D’Annunzio che della melodia verbale fece il punto centrale della propria ricerca, così come per la Jadicicco la poesia è soprattutto ritmo e musica. Naturalmente presente è il tema dell’amore, quello “Senza fine”, quello di “Acqua e vento”. L’amore emerge dalla poesia come rapporto esclusivo, un rapporto vissuto in maniera quieta, serena e duratura.





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