Elogio di Callejon

Ritratto di un ragazzo da Champions

    di Roberto Bratti

Il viso squadrato, il ciuffo d’altri tempi, l’espressione austera. Lo guardi bene e ti sembra un Ufficiale del Regime Franchista. Oppure un torero che entra nell’arena e si prepara alla Corrida. Del Matador ha preso anche il numero. Quel sette che in maglia azzurra significava 104 gol. E’ arrivato in punta di piedi, Callejon. Nessuno all’aeroporto ad attenderlo, nessun carosello di auto, nessuna presentazione in pompa magna.

“E se era buono il Real Madrid ce lo dava a noi?”, questo il pensiero comune al momento del suo arrivo. In pochi ricordavano che Jose Maria godesse della stima assoluta di Mourinho, uno che qualcosa ha vinto in carriera. Difficile giocare con continuità quando nel tuo ruolo naturale c’è Cristiano Ronaldo, e i tuoi compagni di reparto si chiamano Ozil, Di Maria e Kakà.

Ma Callejon è sempre stato un professionista esemplare. Il primo ad arrivare agli allenamenti e l’ultimo ad andare via. Nel Real Madrid ha fatto l’ala, il centrale di centrocampo, la seconda punta, addirittura il terzino. Sempre a disposizione, sempre umile, sempre pronto. E’ stato Callejon il primo acquisto del nuovo progetto partenopeo targato Rafa Benitez. Il primo nome sul taccuino di Bigon. Uno così, uno con la sua duttilità, con la sua professionalità, con le sue credenziali, non è sfuggito all’occhio lungo di Rafa. “Può fare venti gol in stagione!”, annunciò sicuro in conferenza stampa a luglio. I giornalisti lo presero per pazzo. A due mesi dalla fine della stagione, Jose Maria Callejon di gol ne ha già fatti quindici. E’ il giocatore con più minuti in azzurro, quello di cui Rafa non riesce proprio a fare a meno. Tatticamente imprescindibile, è l’elemento ideale per il 4 2 3 1 di Benitez. E’ l’unico degli attaccanti che può ricoprire qualsiasi ruolo d’attacco con la stessa efficacia.

Ha già infiammato i cuori dei tifosi con prodezze memorabili: l’inutile pallonetto del 2 a 0 all’Arsenal, il tiro a giro da fuori del vantaggio col Catania, il diagonale secco e micidiale del momentaneo vantaggio a Bologna. E ancora, la perla in Coppa Italia con l’Atalanta, un tiro a volo perfetto, un miracolo di coordinazione e precisione. E poi il colpo di testa in semifinale di Coppa Italia contro la Roma: stacco imperioso in area, da centravanti vero,  a suggellare un cross perfetto di Maggio. Fino all’ ultima magia: un altro colpo di testa, ancora contro la Roma, al termine di una partita difficile, importante, decisiva. Tre punti fondamentali per continuare a sperare in quel secondo posto che significa evitare i preliminari di Champions League. Un altro cross perfetto, questa volta di Ghoulam da sinistra, e la palla messa sotto all’incrocio, dove De Sanctis può solo guardare. “Cosa manca a questo Napoli per fare il salto di qualità?”, gli chiedono a fine partita. Calle fa una smorfia, prova un sorriso che proprio non gli viene naturale e dice: “La cattiveria. La mentalità. La voglia di vincere tutte le partite, non solo quelle importanti”. Poi saluta e se ne va. Ha già detto tutto.





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