Kim, dittatore in cerca di rispetto

Il leader nordcoreano come "don Alè" del rione Sanità

    di Amedeo Forastiere

Lo chiamavano Alé, non ho mai capito se fosse il diminutivo di Alessandro o un sopranome, come spesso si usava nel quartiere della Sanità per quelle persone che avevano una certa particolarità, che fosse di rispetto o di sfottò. Alé era un uomo di mezza età, basso di statura con una leggera pancetta, capelli nerissimi e sempre brillantinati. Chi veniva da fuori e non lo conosceva, lo scambiava per un uomo di rispetto del quartiere Sanità, in poche parole un guappo. Tutti del quartiere sapevamo che Alé non lo era, anche quando si atteggiava. Vestiva come un guappo, sempre elegante, l’anello con il solitario al mignolo destro da vero boss. D’estate usava tinte pastello per le giacche doppiopetto strette che mettevano in risalto la pancia dell’uomo da rispetto. Gestiva una sala giochi per ragazzi, con flipper, calcio balilla e l’immancabile jukebox.

L’attività rendeva, ma quel rispetto che lui aspettava non arrivava. Al suo passaggio qualche ragazzotto maleducato, scugnizzo del quartiere, spesso gli faceva le pernacchie. Alé s’innervosiva, gli sfottò proprio non li sopportava. Più di una parolaccia, attribuendo il mestiere più antico del mondo alla madre del maleducato, non poteva fare. Alé era incensurato, con un’attività regolare, pare che pagasse anche le tasse; almeno così nel quartiere si vociferava.

Erano gli anni sessanta, ottenere certi permessi era più facile, così Alé ebbe la brillante idea di chiedere il porto d’armi. Come dicevo prima, era incensurato, alla questura centrale non lo conoscevano, mai una denuncia nemmeno per rissa, né immaginavano che Alé nel suo quartiere Sanità si atteggiasse a guappo, così gli fu concesso il permesso di portare un’arma per difesa personale. Lo stesso giorno che la questura gli consegnò il porto d’armi, Alé andò all’armeria D’Ascia, a pochi metri, Corso Umberto I, e acquistò un revolver, Smith Wesson 38 special 6 colpi, canna 4 pollici, lo stesso modello di Tom Mix, eroe dei tanti Western americani.

Il giorno dopo Alé, durante la solita passeggiata da via Vergini a Piazza Cavour, dove aveva l’attività, con molta nonchalance teneva la mano destra nella tasca dei pantaloni, portando il revolver in bella vista con fondina cuoio lucido. Tutti lo guardarono, ma nessuno osava fargli domande, solo il fruttivendolo, don Gennaro, ad angolo con via Mario Pagano disse ad alta voce: ma chella è finta, nun è na’ pistola ‘o vera!

Alé finse di non aver sentito. Più avanti c’era un ragazzo che con i revolver e le pistole ci “lavorava” , le conosceva bene, rispose a don Gennaro: Chella è na Smith Wesson vera, 38 special è na grande pistola, nun sbaglia nu colpo, non s’inceppa mai! Calò il gelo in Piazza Cavour. Tonino ‘o killer, aveva tolto ogni dubbio sull’autenticità del revolver di Alé. Tutti nel quartiere dicevano che non avrebbe mai avuto il coraggio di usarla: pe’ sparà ce’ vonn ‘e palle, Alé nun ‘e tene!  Naturalmente non era riferito ai bossoli calibro 38, ma agli attributi maschili. Alé, sentiva tutti quei commenti, facendo orecchio da mercante, continuando a mostrare la sua “38 special”. Per dimostrare che aveva le palle, cercava l’occasione giusta per non mettersi nei guai.

E arrivò. Un tardo pomeriggio di inizio estate, nella sala giochi entrarono due ragazzi con una pistola automatica e, puntandola in faccia ad Alé, gli chiesero tutti i soldi che aveva nella cassa. I rapinatori non pensavano che Alé fosse armato, lo conoscevano. Non aspettò neppure che il giovane rapinatore gli ripetesse di consegnare l’incasso, Alé con una rapidità da fare invidia a Tom Mix, estrasse la pistola dalla fondina e sparò, un solo colpo in aria, nel silenzio del tardo pomeriggio d’estate risuonò come un tuono, in tutta piazza Cavour. I giovani rapinatori non si aspettavano una reazione così istantanea e scapparono a gambe levate. Alé aveva dimostrato di avere le palle. Arrivarono i carabinieri, constatarono lo sparo di un solo proiettile in aria. Gli fu riconosciuto l’azione intimidatoria come difesa personale. L’arma era dichiarata, lui aveva un regolare porto d’armi, tutto si concluse rapidamente senza problemi. Dal giorno dopo, chiunque passava davanti alla sua sala giochi, si scappellava, qualcuno addirittura lo salutò con: buongiorno Don Alé! Era diventato un uomo di rispetto, il Don. Che io ricordi non ci furono altri colpi di pistola sparati da Alé con la sua Smith Wesson 38 specil modello Tom Mix, ma il rispetto del “Don”, rimase. 

Mi è tornata alla mente la storia di Alé, e della sua Smith Wesson alla Tom Mix, seguendo le vicende della Corea del Nord e del suo dittatore Kim Jong-un. Voi adesso direte che c'entra, ma se mi seguite con attenzione alla fine, condividerete con me che Kim Jong-un, qualcosa con Alé c'entra.

Kim, ultimo dei tre figli di Kim Jong-il, avuto dalla terza moglie, era il preferito dal padre. Un giovanotto paffutello, alto quanto Alé, capigliatura folta senza brillantina. Il padre lo fa studiare in Svizzera, ritiene che la cultura europea sia importante. Dopo la morte del padre, Kim Jong-un scavalca i fratelli (non ci sono notizie di come abbia fatto), sale al trono della Corea del Nord a soli ventisette anni. In tanti scommettono che il ragazzotto dall’aspetto buffo non reggerà per molto, e invece no. In poco tempo porta il suo paese a un aumento della ricchezza (se così si può chiamare quella della popolazione della Corea del Nord).

La Corea del Nord è un paese che non è stato mai considerato dalle super potenze, ma nemmeno dalle piccole; ecco perché mi è tornata alla mente la storia di Alé a piazza Cavour. Il padre di Kim Jong-un forse non ci teneva tanto al rispetto, magari a lui andavano bene gli inciuci con l’America per la fornitura del carbone da un lato, e prodotti di vario genere alla Russia dall’altra. In poche parole (sennò rischio di prenderla troppo lunga), il giovane cicciottello vuole “o’ rispetto” da tutti i paesi del mondo, in particolar modo dalla super potenza, l'America.

Con il suo aspetto buffo fa solo ridere, allora ha provato a giustiziare militari disubbidienti, addirittura un ufficiale che si permise di calare la palpebra durante un suo discorso (immagino che palle), come hanno riportato le cronache lo fece giustiziare con una cannonata. Vero, non vero, questo non si sa, una cosa è certa: non è andato in giro mostrando la Smith Wesson 38 special, come Alé, per avere rispetto. Ha cominciato ha lanciare missili in aria, con la scusa degli esperimenti ha fatto capire che lui vuole il rispetto. Non è arrivato, così ne ha lanciati altri, sempre in aria, come fece Alé con la sua 38 special, ma il rispetto ancora non arriva. 

C’è già qualcuno che parla di terza guerra mondiale. Albert Einstein diceva – non so con quale armi si combatterà la terza guerra mondiale, ma la quarta si, con bastoni e pietre. Non so, e non voglio immaginare cosa potrebbe accadere se Kim Jong-un dovesse sparare veramente sulle popolazioni qualche missile. È qui che c'entra Alé. Vuole il rispetto anche lui, come Alè? Bene, probabilmente sbaglio se dico diamoglielo questo rispetto. E perché no, chiamiamolo anche…Don Kim.

Alla prossima ragazzi. 





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