I pubblicitari

A proposito dei persuasori occulti

    di Silvio Fabris

Se ci ricordiamo dei bei tempi del consumismo, quelli del benessere, dovremmo anche ricordarci di quei tantissimi intellettuali chic che non si stancavano di evidenziare le oscure minacce dei “persuasori occulti”, descritti allora da Vance Packard (giornalista e sociologo statunitense).
Costoro erano accusati di modificare, di manipolare la mente dei cittadini, nelle mani dell’industria, esseri da plasmare attraverso una forma di ipnosi.
Attraverso il “consumo” si sarebbero gonfiati profitti e ricchezze, ma il consumo si sa fa muovere l’economia, ma con tutto ciò c’era chi affermava che l’unico aspetto positivo era che il consumo generava posti di lavoro. Si dimenticava però che se non si consuma non si vende e se non si vende le aziende non producono e quindi addio ai posti di lavoro.
La pubblicità era indicata come un forma demoniaca che attraverso tecniche sofisticate portava il cittadino ad essere schiavo del consumo.
Evidente mente un pensiero ideologico senza logica. Si dimentica evidentemente che in ogni relazione umana, c’è la tendenza a condizionare il fruitore di un messaggio. Accade nel mondo dell’arte, nella politica, nel corteggiamento, nella scrittura e ovviamente nella pubblicità.    

 





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