Napoli s'immerge in Claude Monet

Fino al 20 ottobre, nella Chiesa di San Potito, la mostra ipertecnologica sull'artista francese

    di Vincenzo Maio

La grande mostra internazionale “Claude Monet: The Immersive Experience”, inaugurata lo scorso 20 maggio, sarà presente a Napoli fino al prossimo 20 ottobre 2021 nella seicentesca Chiesa di San Potito, in Via Salvatore Tommasi. Il restauro della Chiesa sarà terminato proprio grazie all’esposizione. La coloratissima esperienza immersiva, adatta a tutta la famiglia, anima la monumentale Chiesa di San Potito, nel cuore del centro storico di Napoli, dopo le tappe di Barcellona, Bruxelles, Milano e Torino. Un’esposizione “site-specific” che, grazie alla fusione con il luogo che la ospita, si trasforma ogni volta davanti agli occhi del visitatore.

“Claude Monet: The Immersive Experience” si avvale delle più recenti tecniche di mappatura digitale per creare un’interpretazione totalmente nuova delle opere del padre dell’impressionismo. Tra pennellate proiettate a 360 gradi, su più di 1.000 mq. di schermi, e realtà virtuale (VR), il visitatore viene accompagnato in un viaggio attraverso i colori e i giochi di luce dei dipinti di Monet. Exhibition Hub, società di Bruxelles specializzata nella progettazione e produzione di mostre immersive, offre a Napoli una vera e propria alleanza tra cultura e tecnologia. “Lungi dal voler sostituire i musei, il cui ruolo di trasportatori di storia e cultura rimane essenziale, questa mostra intende riunire un pubblico più ampio, non necessariamente avvezzo a questi luoghi, e offrire così un metodo nuovo e complementare per avvicinare chiunque all’arte”, spiega il creatore dell’evento Mario Iacampo.

In particolare, a Napoli, la mostra ha un ulteriore fine. Spiega il Maestro Carlo Morelli, presidente di “Ad Alta Voce”, associazione affidataria della Chiesa: “l’allestimento ha una valenza sociale significativa, in quanto consente alla mia associazione non solo di fronteggiare il robusto impegno di restauro della monumentale Chiesa di San Potito, ma nel contempo di riprendere le attività di carattere sociale con i giovani che vivono il degrado e l’abbrutimento delle periferie”. La Galleria Immersiva è il gioiello dell’esperienza: presenta ai visitatori più di 300 proiezioni di dipinti e schizzi dell’artista. I Giardini di Giverny prendono vita a Napoli, attraverso gli ormai iconici ponti che vediamo in molte delle opere di Monet. L’esperienza si arricchisce grazie alla realtà virtuale, in cui il visitatore intraprende un viaggio verso otto destinazioni: Venezia, Londra, Parigi, l’Olanda, la Norvegia, i Giardini e l’Atelier di Giverny. Ogni luogo aiuta a comprendere l’ispirazione che l’artista ha tratto da queste regioni geografiche. Un’area colorata interattiva consente ai visitatori di ricreare alcune delle più grandi opere di Monet: è questo uno dei momenti preferiti dai più piccoli che potranno “essere Monet” per qualche ora e portare il proprio capolavoro a casa. Insieme, queste sale permettono ai visitatori di immergersi nel cuore dello spirito creativo dell’artista, delle sue opere e della vita di questo maestro della luce. Ad accompagnare attraverso questo viaggio ci saranno, su richiesta, le visite guidate a cura dell’Associazione “L’Arte nel Tempo”.

Viaggi di luce

La mostra ripercorre l’itinerario di Claude Monet attraverso i suoi numerosi viaggi. Così, i dipinti, a Rouen, Bordighera in Italia, Antibes, Belle-Ȋle-en-Mer, Oslo o anche a Venezia, raccontano le peregrinazioni di Monet. Il suo lavoro unico con la luce, attraverso questi luoghi, costituisce il filo conduttore della mostra. Quella luce che nasconde l’iconica “Donna con l’ombrellone” o in cui sono immersi i suoi famosi “Papaveri”. Quella luce che lo ossessiona, al punto da dipingere la Cattedrale di Rouen in circa 40 quadri, rappresentando l’edificio da diverse angolazioni, ma soprattutto in differenti momenti della giornata. Così come il Parlamento di Londra, oggetto di una serie, e la Stazione di Saint-Lazare. Il Giardino dei fiori, detto Clos Normand, di Giverny, una proprietà acquistata nel maggio 1883 dal pittore e trasformata in un magnifico e rigoglioso giardino, fu anche fonte di un’ispirazione simile e alimentò il suo fascino per la luce del giorno. I suoi tanti dipinti di ponti, come quello cosiddetto giapponese del famoso “Lo stagno delle ninfee, armonia verde”, lo possono attestare. Questa magnifica proprietà è ricostruita nella mostra, attraverso i suoi ponti, sui quali i visitatori possono fotografarsi.

Una vera sfida tecnologica

Questa impresa non sarebbe stata possibile senza l’aiuto di Dirty Monitor, uno specialista in mappatura e produzioni audiovisive con sede a Charleroi. Insieme al creatore dell’evento Mario Iacampo, gli artefici di Dirty Monitor hanno selezionato più di 300 dipinti del maestro e hanno utilizzato non meno di 100.000 immagini per animare il suo lavoro, utilizzando 60 proiettori. Sulle pareti, ma anche sul pavimento, i quadri prendono vita in modo spettacolare. “Claude Monet: The Immersive Experience” offre anche la possibilità di vivere un’esperienza di realtà virtuale (VR). Un viaggio sulle orme del maestro francese che il visitatore scoprirà attraverso gli appositi occhiali, che permettono un’immersione ancora più profonda.

(Foto di Salvatore Renda)





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