Noemi Gherrero, esordio letterario

L'attrice e presentatrice e' autrice di 'Tempi dipinti', scritto con Marco Peluso

    di Mario Vittorio D'Aquino

Presentatrice Rai, donna di spettacolo, attrice e ora anche autrice. È da poco uscita infatti la prima opera di Noemi Gherrero, Tempi dipinti (Antonio Dellisanti Editore), un libro scritto a quattro mani insieme a Marco Peluso, editor e ghostwriter partenopeo. Una storia in cui la Gherrero ha provato a inserire pezzi di se stessa, del suo passato e di quello che negli anni l’ha maggiormente fortificata romanzando la figura di Miriam, la coraggiosa protagonista del racconto, nata dall’immaginazione dell’autrice.

Noemi perché hai scritto questo libro?

Volevo da sempre scrivere un libro e la coincidenza mi ha portata a conoscere l’altro autore del volume, Marco Peluso, che aveva già esperienza nel campo narrativo e che ha messo materialmente in moto il progetto. Ci siamo ritrovati dopo diverso tempo a voler lavorare insieme e abbiamo messo giù delle idee che ci hanno consentito di intraprendere questo percorso, per me del tutto nuovo. Su suo indirizzo ho iniziato a scrivere liberamente delle trame da cui è nata tutta l’avventura di Miriam, la protagonista.

Racconta la sinossi dell’opera.

È il riscatto di una giovane donna, Miriam, prossima ai trent’anni, che cerca di affermarsi nel mondo dell’arte. Il suo trascorso è molto duro: orfana di padre, vive in una famiglia in piena difficoltà economica. Questa situazione molto delicata non può far altro che condizionare in modo evidente la sua vita. Miriam, nel corso della trama, compirà infatti una serie di scelte dettate dalla necessità. Inizierà a fare più lavori pur di aiutare la famiglia. Nel mentre incontra un gallerista, Max, “l’antieroe” della storia, che le promette tante fortune facendole però delle richieste compromettenti. Si sviluppa così il racconto in cui il lettore è immerso in un continuo confronto psicologico tra i personaggi della vicenda.

Quanta Noemi c’è in Miriam?

La costruzione del personaggio di Miriam prende spunto parzialmente dalle mie vicende personali ma ci sono diversi elementi che invece sono romanzati e completamente frutto della mia libera immaginazione. Si tratta comunque di una storia di coraggio, di sfide e di riscatto che ho vissuto in pieno anche in prima persona.

Quali sono stati i punti di incontro e i punti di “scontro” nello scrivere un libro a quattro mani?

Non ci sono state divergenze durante la messa a punto del progetto. Per questo è stato fondamentale suddividerci precisamente il lavoro: io ho dato l’impostazione sulla costruzione dei personaggi, di alcuni dialoghi e delle vicende che volevo fossero inserite nello svolgimento della trama; Marco ha messo in campo la sua esperienza narrativa nello sviluppo artistico dell’opera. È stata una collaborazione molto proficua.

Spettacoli, presentazioni in Tv, ora esordisci con il libro. Sei un’artista a tutto tondo. Nei tuoi lavori primeggia la parola. Quanto studio c’è dietro il riuscire a esprimersi a 360 gradi?

Sono laureata in relazioni internazionali e diplomatiche. Questa mia formazione accademica mi ha sempre aiutato molto nel mio sviluppo artistico, sia nel confronto con le persone sia con me stessa. Inoltre mi ha portato a fare tanta ricerca che trovato poi utile in futuro. All’Università mi appassionai a Jodorowsky, un regista e drammaturgo cileno, che ancora oggi ritrovo fondamentale nel mio percorso professionale e privato. Proprio sulla parola ho condotto un programma su Rai 3 e l’ho fatto grazie a determinate competenze acquisite durante il mio periodo di studi.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sono impegnata ufficiosamente a un mio ritorno sul grande schermo, in tre film con una buona firma registica, ma per scaramanzia non vorrei ancora dare la cosa per conclusa. A marzo riprenderanno le repliche con “Officine San Carlo” in uno spettacolo chiamato “Carmen Rap” che ha avuto successo, andando in scena lo scorso dicembre. Prosegue la mia esperienza a Canale 21 dove mi occupo del Calcio Napoli, e poi continuo a scrivere. Cerco di fare tante cose che potrebbero sembrare anche molto diverse l’una dall’altra ma in realtà hanno la comunicazione come forte punto in comune.

Ti senti di consigliare un film o una serie che hai visto ultimamente?

In questo momento non sto guardando molto né cinema né serie tv. Quest’ultime in particolar modo non ho mai avuto tanta assiduità nel seguirle. Mi piacciono di più i film che hanno un principio e una conclusione più brevi. Prediligo l’azione, l’avventura, i biopic o i colossal storici. Tra i film preferiti Pearl Harbor, Il Gladiatore, The Joker con Joaquin Phoenix che ammiro molto. Anche nel suo ultimo girato, Napoleon, mi è sembrato sul pezzo al contrario della regia e della sceneggiatura, apparse troppo lente all’inizio con una corsa forsennata nelle battaglie finali per chiudere il film.





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