Premio Caruso, musica sotto le stelle

Inno alla pace con le glorie della canzone italiana. Il riconoscimento va a Vittorio Grigolo

    di Maria Regina De Luca

L’edizione 2015 del Premio Caruso, alla Marina Grande di Sorrento il 25 giugno scorso, si è intitolata quest’anno alla pace e si è aperta con una canzone di E. A. Mario, il nostro compositore e poeta che dedicò alla Grande Guerra molte poesie e canzoni immortalandone il ricordo con La Leggenda del Piave. La sua Le rose rosse, atto d’accusa contro tutte le guerre, ha inaugurato emblematicamente la serata nell’intento di restituire alla Rosa la sua funzione di messaggera d’amore.

Nello splendido borgo marinaro, gli sfondi magici hanno contribuito a rafforzare il messaggio di pace e di fratellanza che l’evento ha diffuso con tutti gli strumenti espressivi dell’arte, dal balletto alla musica alle canzoni ai testi teatrali alla poesia. Hanno sfilato sul palco vecchie e nuove glorie, dalla brava Patty Pravo alla storica Nuova Compagnia di Canto Popolare, da Tullio De Piscopo a Enzo Gragnaniello, da Emanuela Villa a Enzo Decaro a Gloria Guida a Vittorio Grigolo, il tenore insignito quest’anno del Premio Caruso per la sua arte che, secondo gl’intenti e le finalità del Premio, contribuisce a diffondere la cultura italiana nel mondo.

Da Eduardo a E. A. Mario, da Pino Daniele a Martin Luther King a Caruso è avvenuto un continuo passaggio di mano e di voce di un appello che si è esplicitato nel taglio che gli autori del testo e il regista, Roberto Croce, hanno dato allo spettacolo: che la pace fluisca nel mondo dalle sue fonti di bellezza, d’ideali, d’amore, di fede e di rispetto per un passato che sembra qui, stasera, circondarci in un rassicurante abbraccio. Da C’era un ragazzo come me a Gracias a la vida, da Aggiungi un posto a tavola a Cu’ mme, è stato un susseguirsi di emozioni grevi di una nostalgia spesso dolorosa, in parte fugata dalla speranza che la bellezza circostante e l’incanto della musica riuscivano a trasmettere.

Particolarmente emozionanti le fotografie dei soldati in trincea, della partitura della Leggenda del Piave che ha fatto da sfondo alle scene d’amore e di pace allestite sul palcoscenico. Dalla SIAE, in persona del compositore Mario Lavezzi, è stata consegnata agli eredi di E. A. Mario, Italia Nicolardi Gaeta e Delia Catalano, una targa commemorativa, con una particolare menzione per il grande significato che la Leggenda ha avuto nella storia della Grande Guerra, quasi a tardiva compensazione dei mancati versamenti dei diritti d’autore nei lunghi decenni nei quali la Leggenda veniva trasmessa ed eseguita più volte al giorno.

Tra le evocazioni più gradite, l’insostituibile Jonny Dorelli è stato per pochi minuti Don Silvestro, il parroco non abituato a dialogare con Dio, come il suo collega Don Camillo, ma che la fede nell’amore e nella pace rende immediatamente padrone dell’incarico affidatogli dall’alto. Il ricavato della serata sarà dato al Centro Ascolti della Charitas. I bravi e belli Elisa Isoardi e Flavio Montrucchio hanno presentato con padronanza e sobrietà di mezzi espressivi l’evento che, com’era stato annunciato, avrebbe dovuto venir trasmesso da RAI 1 la sera dopo. Che l’attacco spietato dell’Isis in cinque città abbia fatto sostituire la Serata della Pace con una serata sulla guerra, una delle peggiori, che il mondo abbia vissuto, è la prova di una verità che non si può più fingere d’ignorare.





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