La Salome di Strauss al San Carlo

Un nuovo allestimento chiude la stagione lirica del Massimo napoletano

    di Teresa Mori

È la Salome di Richard Strauss a segnare la chiusura della stagione lirico sinfonica 2013-2014 del Massimo napoletano. Un nuovo allestimento in scena da sabato 15 novembre che vede lo spartito straussiano reinterpretato dalla magistrale bacchetta di Gabriele Ferro e dall'eccentrica regia di Manfred Schwegkofler che al San Carlo diresse, nel gennaio 2013, una fascinosa Rusalka (di Antonin Dvo?ák).
La Salome di Richard Strauss mancava al San Carlo da circa 20 anni allora il titolo fu proposto a Gustav Khun, uno dei pochi direttori ad avere eseguito tutto lo Strauss melodrammatico, e ad Enrico Job che ne curò la cervellotica regia.
Il dramma musicale, in un unico atto e tratto dall'omonima tragedia scespiriano, nella sua prima rappresentazione all'Hofoper di Dresda nel 1905 suscitò tanto scandalo per il soggetto lascivo e immorale che l'imperatore chiese di edulcorarla con chiara rimandi alla tradizione cristiana. Niente di più lontano dalla volontà di Strauss e figuriamoci di Wilde.
L’opera quindi si ispira alla storia di Salome, figlia di Erodiade e alla sua vita narrata, pur tacendone il nome, nei vangeli di Marco e Matteo. È solo con lo storico Giuseppe Flavio, nel testo storico Antichità Giudaiche, che si viene a conoscenza del nome "della figlia di Erodiade", Salomè.

In questo allestimento, troviamo invece una trasposizione del dramma in un epoca avveniristica, tutto rimanda ad un clima post-apocalittico alla Star Wars, ricordando anche un po’ i film/musical di Baz Luhrmann.

“Crado che Salome sia un'opera assolutamente contemporanea -spiega il regista Manfred Schweigkofler -L'azione si svolge nel caldo Sud, in una macchia di terra non del tutto irrilevante dal punto di vista politico. Il potente, ricco, isterico, lussurioso sovrano ha nuovamente organizzato uno dei suoi festini nella piscina della sua villa, e per la bellissima Salome, figlia della sua compagna, ha perso del tutto la ragione. Per lei è disposto a cedere metà del proprio potere politico e delle proprie ricchezze. Anche la ragazza dal canto suo sembra aver superato ogni limite: desidera grande amore, pretende l’impossibile, si autoproclama sovrana, danza sul fuoco sacro e viola ogni sorta di tabù. La storia di Salome mi ricorda davvero una nota vienda dei giorni nostri”. Per questa Salome vediamo le scene di Nicola Rubertelli, direttore degli allestimenti scenici del San Carlo, i costumi di Kathrin Dorigo e le coreografie di Valentina Versino. 





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