La solitudine

    di Amedeo Forastiere

La solitudine, chi non la vive non la conosce, ne parla, spesso anche tanto ne parla. Qualcuno con tanta presunzione crede anche di avere le soluzioni. Ci sono due tipo di solitudine, quella scelta, e quella costretta della vita, per circostanze varie.

Un mio amico, Aristide, vive da solo, non si è mai sposato e non ci pensa per niente, l’unico chiodo fisso è quello di cambiare donne continuamente, il vecchio scapolone incallito, considerando anche l’età, quasi sessanta.

Mi ricordo la prima volta che andai a casa sua. Di solito lui è sempre fuori, fa lo sport del canottaggio e lunghe passeggiate, a casa ci sta quanto meno è possibile. La sua casa è quella del vuoto: un saloncino con pareti bianche, qualche quadro senza la cornice, un tavolo piccolo in un angolo, un divano. Riassumendo, la casa di Aristide è della solitudine ramificata, che non ha mai conosciuto l’armonia di una famiglia.

Poi c’è un altro mio amico, Elpidio, che vive in solitudine per una serie di circostanze che la vita gli ha scaricato con violenza addosso. Elpidio aveva una famiglia regolare, moglie, quattro figli, poi come dicevo sopra, la vita si accanita su di lui con crudele violenza riducendolo alla solitudine. Un giorno andai a casa sua, scoprii che possedeva una bella casa, molto armoniosa, tappeti, quadri, mobili antichi, collezioni di oggetti rari. In poche parole una casa piena, dove c'era stata tanta vita.

Il mio amico Elpidio, alla solitudine proprio non riesce ad abituarsi e cerca di combatterla in tanti modi. Riempie continuamente la casa di oggetti rari e strani, come se cercasse qualcuno che gli dicesse: bello, dove l’hai trovato? Oppure: amore, ma cosa hai comprato!

La solitudine, come si sa, non ha voce, è la compagna fedele del silenzio.

Da un po’ di tempo ha preso una fissa per gli specchi, sì sì, proprio così, specchi. Guardandoli, quand’ero a casa sua, mi domandavo a cosa gli servissero tutti quegli specchi, perché sicuramente a qualcosa servivano, ma non riuscivo a capire a cosa. Uno grande era nell’ingresso, un altro sempre grande alla parete di un arco, un altro difronte, poi uno lunghissimo alla parete del corridoio con una bella cornice oro veneziano. Non era mai stato narcisista Elpidio, anche se spesso da giovane si aggiustava il nodo della cravatta non appena trovava un negozio con le vetrine a specchio. Era tanto tempo fa, quando la vita gli faceva sognare il futuro.

Come si dice, la curiosità è tentatrice, così anch’io non seppi resistere, gli domandai: Elpidio perché tutti questi specchi, a che servono?

Lui mi guardò con tenerezza, e mi disse: amico mio, la solitudine cerco di coltivarla come un fiore, non di combatterla. Guarda questo grande specchio alla parete del corridoio, la mattina quando mi sveglio e vado in cucina per la colazione ci passo davanti, istintivamente guardando la mia figura riflessa dico: buongiorno! E la figura risponde: buongiorno.

Come diceva una vecchia canzone: la solitudine che tu mi hai regalato io la coltivo come un fiore.

Il mio amico Elpidio ha fatto una serra.





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