Vergara e Ambrosino, il domani azzurro

Occhio ai giovani del Napoli. Quando il talento cresce in casa

    di Ludovica De Sio

A Napoli il talento non nasce, spunta. Come le idee geniali al bar sotto casa. È così che due ragazzi cresciuti tra il mare, i sogni e qualche campo di terra battuta sono diventati, quasi senza far rumore, le nuove scintille del progetto azzurro: Antonio Vergara, cervello fino del centrocampo, e Giuseppe Ambrosino, figlio fiero di Procida e rapace d’area. Vergara al Napoli ci arriva da bambino, uno di quelli che al centro sportivo si presentano con la borsa più grande di loro. Anni di settore giovanile, crescita lenta, talento che sboccia a scatti come il Wi-Fi nelle giornate storte. Poi la realtà del calcio vero si fa sentire: nel momento in cui sembra pronto al salto, arriva il nemico più silenzioso: un brutto infortunio al ginocchio. Quello che ti mette davanti a un bivio: “riparti o molli?”. Vergara lavora, soffre, si rialza. Il Napoli lo manda in prestito: Pro Vercelli, poi Reggiana. Campi difficili, trasferte infinite, spogliatoi dove si parla più di lotta che di gloria. È lì che Vergara capisce di essere pronto. Quando il Napoli lo richiama, lavora in silenzio, conquista fiducia, si prende il suo spazio. E un giorno, il sogno si materializza: debutto in Serie A, e poi la notte più luminosa: l’esordio in Champions League. Vergara entra in campo col cuore in gola, ma gioca come se quella maglia fosse cucita addosso da sempre. Perché, in fondo, lo è. Se Vergara è la storia della resilienza, Ambrosino è quella del talento naturale che non puoi ignorare. Nato a Procida, dove il mare sembra spruzzare calcio più che salsedine, cresce in un ambiente familiare, autentico. Uno di quei ragazzi che portano la genuinità dell’isola anche quando corrono in mezzo ai difensori. Il Napoli lo prende giovane e lo plasma come fa con i gioielli buoni: con pazienza. Ambrosino cresce nel vivaio, poi inizia il suo percorso tra prestiti e chilometri macinati. Ovunque va, lascia due cose: il sorriso e la sensazione che davanti a lui ci sia una rete da gonfiare. E poi arriva la chiamata, quella per ritornare a casa. Quella che ti sveglia anche se dormi profondamente: un posto sulla panchina del Napoli. Dopodichè un’opportunità grande quanto il carcere di Terra Murata: la Coppa Italia. Lui entra in campo come se fosse nella piazza di Procida. Gioca semplice, si muove bene, mostra personalità. Non segna? Non importa. A volte basta dimostrare di appartenere al posto dove ti hanno appena messo. Vergara e Ambrosino, due ragazzi che si sono guadagnati ogni minuto, ogni applauso, ogni debutto. La loro storia racconta che il futuro del Napoli non arriva dagli aerei dei top club, ma spesso è già qui, nascosto tra i campetti del settore giovanile. E in fondo, la magia del calcio partenopeo è questa: i sogni crescono in casa, le emozioni le porta il campo.





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