Palazzo Albertini

Excursus sull'edificio di via Santa Teresa degli Scalzi costruito nel XVIII secolo

    di Ignazio Soriano

Su quella che ai tempi di Gioacchino Murat era chiamata Corso Napoleone e che divenne poi via Santa Teresa degli Scalzi, dall’omonima chiesa nelle vicinanze, sorge il monumentale Palazzo Albertini dei principi di Cimitile. Conosciuto in passato anche col nome di Palazzo Acquaviva d’Atri, dai primi proprietari, il palazzo fu costruito per volere del duca Rodolfo Acquaviva, su progetto dell’architetto Giuseppe Astarita, intorno alla metà del XVIII secolo su precedenti costruzioni seicentesche appartenute al giudice Sorrentino.

Acquistato dal principe di Cimitile nel 1774, l’edificio fu restaurato da Niccolò Carletti e Giuseppe Fulchignoni sotto la direzione di Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi, anche se alcune fonti smentiscono tale intervento. Il rifacimento riguardò l’intero stabile, in particolare la scala interna: a pianta quadrata e ad un solo rampante, la troviamo racchiusa tra pilastri collegati alle volte a crociera tramite semplici fasce.

Sono riscontrabili inoltre elementi di sintesi, tipici di fine Settecento, lasciandoci dedurre che i lavori si siano prolungati per anni, non obbedendo più alla tradizione barocca (vedi il cornicione non rettilineo, le lesene staccate dal fondo da risalti successivi e le sobrie ringhiere al secondo piano).

La posizione in salita e l’apertura di via Santa Teresa degli Scalzi, inaugurata nel 1810, con il conseguente abbassamento del piano stradale, resero necessaria la realizzazione di un basamento, oltre all’apertura di altri due ingressi su vico Cimitile (in cambio della cessione al Comune dello spazio antistante l’edificio), permettendo un più comodo accesso sia al giardino che alle abitazioni dei piani superiori.

Il principe di Cimitile Fabio Albertini, per i suoi interessi bibliografici, vi fece istituire al suo interno una delle più ricche biblioteche della città, per quantità e rarità dei testi, e una notevole quadreria visitata nel 1861 dal pittore e scrittore Charles Lock Eastlake.

La proprietà passò ai Marulli d’Ascoli successivamente al matrimonio della vedova di Giovanni Battista Albertini, la principessa Eliza Mary Rose Grainger, col principe Sebastiano Marulli, per poi essere acquistata, alla morte della principessa, dal senatore Giacomo Calabria, di cui è ancora visibile lo stemma nobiliare sul portone.

Restaurato negli anni Settanta del XX secolo da Roberto Pane, Palazzo Albertini è oggi suddiviso e vissuto nelle sue singole unità abitative.





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