Nazionale, si riparte da Mancini
Una ricostruzione possibile. Obiettivo rinnovamento per tornare ai Mondiali
di Ludovica De Sio
Sono passati cinque anni dalla notte dell'11 luglio 2021, quando l'Italia conquistò l’Europeo battendo l'Inghilterra ai calci di rigore a Wembley. Un trionfo che rappresentò la rinascita di una Nazionale che nel novembre 2017 aveva fallito la qualificazione ai Mondiali 2018. L'ambiente era sfiduciato, il rapporto con i tifosi si era incrinato. Serviva qualcuno capace di restituire entusiasmo, identità e orgoglio. Quel qualcuno fu Roberto Mancini che costruì una famiglia prima ancora che una squadra, circondandosi delle persone di cui si fidava maggiormente: Gianluca Vialli, amico fraterno e capo delegazione; Gabriele Oriali, uomo di esperienza e collante dello spogliatoio; Alberico Evani e Attilio Lombardo, compagni di mille battaglie ai tempi della Sampdoria. Quel gruppo di amici, unito da un legame profondo, dalla fiducia reciproca e dalla visione comune, fecero riscoprire ai giocatori il piacere e l'orgoglio di indossare la maglia azzurra. Mancini puntò su un mix di esperienza e giovani talenti. Costruì una squadra moderna, offensiva, capace di imporre il proprio gioco. Alla vigilia del torneo l'Italia non figurava tra le favorite. Invece, gli Azzurri dominarono il girone con tre vittorie su tre, battendo Turchia, Svizzera e Galles non subendo reti con gioco, intensità, coraggio e leggerezza nell’affrontare ogni partita. Agli ottavi l'Austria mise in difficoltà gli uomini di Mancini, costringendoli ai tempi supplementari. I goal di Federico Chiesa e Matteo Pessina regalarono il passaggio del turno. Ai quarti l’Italia disputò una bella partita contro il Belgio, imponendosi 2-1 grazie alle reti di Nicolò Barella e Lorenzo Insigne, soffrendo fino alla fine. In semifinale la Spagna, mise in difficoltà gli Azzurri sul piano del gioco. Dopo l'1-1 nei tempi regolamentari e supplementari, servirono i rigori. Gli errori spagnoli e il penality decisivo trasformato da Jorginho spalancarono le porte della finale, dove l'Inghilterra passò in vantaggio dopo due minuti con Luke Shaw infrangendo per un po’ il sogno italiano, invece l'Italia reagì: Leonardo Bonucci trovò il pareggio nella ripresa e, dopo altri tempi supplementari, tutto si decise ai rigori. Gigio Donnarumma parò il tiro decisivo di Bukayo Saka. L'Italia era campione d'Europa. Ma quella vittoria aveva anche un significato personale per Mancini e Vialli. Proprio a Wembley, nel 1992, avevano sfiorato la conquista della Coppa dei Campioni. Quel sogno rimasto incompiuto per trent'anni trovò la sua rivincita in quello stadio, e l'abbraccio al fischio finale è l'immagine che, ancora oggi, vive nel cuore di ogni tifoso azzurro. Cinque anni dopo, quel successo continua a occupare un posto nella memoria degli italiani. Una squadra partita senza i favori del pronostico, costruita sull'amicizia, sulla fiducia e sul senso di appartenenza, riuscì a riportare l'Italia sul tetto d'Europa dimostrando che il calcio può ancora raccontare storie di riscatto e che, a volte, i luoghi delle sconfitte più dolorose possono trasformarsi nel palcoscenico delle rivincite più belle.
