L'Italia operaia di Gennaio Gattuso
Sudore, azioni verticali e istinto: la rivoluzione pratica di mister Ringhio
di Ludovica De Sio
L’arrivo di Gennaro Gattuso in panchina ha segnato un vero cambio di pelle per la Nazionale: non solo un nuovo modulo, non solo principi diversi, ma una trasformazione quasi caratteriale. Se con Luciano Spalletti l’Italia era un organismo pensante, razionale, disegnato con la matita fina dell’architetto, con il nuovo ct diventa un animale istintivo, muscolare, pronto a scattare senza preavviso, che cambia tono, ritmo, e perfino linguaggio. Il tecnico toscano era il direttore d’orchestra del possesso palla: il suo calcio era un girotondo continuo, una ragnatela di passaggi corti che avvolgeva l’avversario fino a soffocarlo. Il suo 4-2-3-1 era una coperta di Linus: una punta centrale, esterni tecnici ma disciplinati, una sottopunta che cuciva la manovra e un centrocampo costruito su misura per far viaggiare il pallone come un violino su uno spartito.
Gattuso, invece, quella coperta l’ha presa e l’ha lanciata fuori dalla finestra. Addio fraseggio estetico, benvenuta immediatezza. Palla avanti, riaggressione feroce, attacco diretto: la sua Italia è più verticale, più affamata, più istintiva. Dove prima c’era il ricamo, ora c’è il graffio. Prima tutto passava da un centrocampo da cesellare, ora si va dritti al punto: transizioni rapide, cambi di gioco, profondità immediata. Il passaggio dal 4-2-3-1 a un 3-5-2 più flessibile è il manifesto di questa rivoluzione. Due punte vere significano presenza costante nell’area avversaria, pressione sui centrali, cattiveria sotto porta. La squadra ritrova metri in avanti, verticalità pura, coraggio nel colpire e nel lasciarsi colpire se serve. E poi c’è un’altra svolta: la riconciliazione con gli esterni. Nel gioco spallettiano gli esterni servivano per “allargare”, per far respirare la manovra. Nel gioco di Ringhio, invece, tornano a essere gli uomini-catapulta, quelli che spaccano le partite con una corsa, un dribbling, un cross velenoso. Non più rifinitori laterali, ma protagonisti veri. Gattuso li ha messi al centro del villaggio, affidando loro responsabilità, libertà, e la licenza di colpire da ogni lato. Queste salite aggressive, marcature orientate sull’uomo e raddoppi rapidi hanno come conseguenza una linea difensiva molto più alta e più audace. Ne derivano rischi maggiori, certo, ma anche una sensazione di tensione continua che può spostare l’inerzia della partita in pochi secondi. Insomma, è un’Italia meno geometrica e meno raffinata, ma più veloce, più verticale, più pungente. Corre, rischia, sbaglia ma si rialza subito. Può perdere brillantezza, ma non perde mai il senso della battaglia.
