Bossi se la prende di nuovo con l'inno di Mameli. Non c'entra niente il federalismo, c'è troppo rancore; deve essere una questione personale: forse Mameli gli ha scopato la bisnonna. Ancora non mi capacito che Bossi sia ministro. Berlusconi aveva detto che non avrebbe mai potuto fare il ministro a causa dell’ictus. Per l’ictus, non per la fedina penale. Ah già, quella è macchiata, quindi ok. Non venitemi a dire che la cultura non è importante: Bossi è diventato ministro perché si è impegnato tanto nonostante alle elementari gli ripetessero sempre che non avrebbe combinato mai nulla di buono nella vita. Finché ha frequentato le elementari se lo sentiva dire il primo giorno di ogni anno scolastico. Se l’è sentito dire 8 volte. Anche dopo la nomina ha continuato a farneticare di rivoluzioni e di fucili pronti all’uso. I discorsi glieli scrivono, non è colpa sua. Magari però sarebbe ora di trovare un altro incarico per Thor. Carriera niente male per uno che voleva pulirsi il culo con il Tricolore. Mi ricordo che durante la lettura del giuramento, Napolitano stava per ridergli in faccia. Si è sforzato di trovare un pensiero triste per non ridere e alla fine ce l’ha fatta. E io che credevo che le battute di Ezio Greggio fossero inutili. Bossi ha lodato Napolitano: se fossi Napolitano qualche domanda inizierei a farmela. Durante lo stesso sketch, Calderoli ha annunciato una legge sui dialetti. Non perdo tempo con lui: il suo ministero è stato creato appositamente per tenerlo lontano dalla strada; ultimamente Calderoli trascorreva ore e ore ad annusare le travi di un sottoscala del bergamasco vestito da orsetto lavatore. Secondo un recente studio Calderoli sarebbe la prova dell’esistenza del Bigfoot. Ora basta fare battute su Calderoli: se per sbaglio le capisce può restarci male.